Sempre più vicine le dimissioni di Cammarata. Palermo verso le elezioni

di Leonardo D’Arrigo

Non è una novità l’interesse del Prof. Lagalla di candidarsi a Sindaco di Palermo. Non è neppure una novità che il coordinatore nazionale del PDL, On. Angelino Alfano, si possa permettere di perdere Palermo al suo primo appuntamento elettorale da segretario.

Così come appare chiaro, leggendo il giudizio espresso su Cammarata Sindaco, che, oltre al solito ritornello della ricerca del sostegno delle categorie produttive etc…, il magnifico rettore si troverà sicuramente in squadra persone, assessori, consiglieri comunali, esperti, consulenti e “pregevoli consiglieri”, responsabili della condizione di degrado in cui versa Palermo.

Non mancheranno sicuramente al candidato Sindaco neanche i “buoni consigli” del neo ministro Saverio Romano che porterà in dote quelle “esperienze e manager” che hanno portato prima AMIA e GESIP e poil’AMAT nelle condizioni che nessuno ci invidia.

Altro che categorie produttive, nuova politica annunciata e giudizi affrettati su Orlando e compagnia, le cui esperienze politiche ed amministrative riportano Palermo agli scorsi decenni; ma è pur vero che il pericolo più grande per Palermo e i palermitani è quello di ritrovarsi un “Sindaco di cartapesta”, espressione dei potenti di turno e garante dei poteri forti che da tempo spadroneggiano in città.

Ci viene in mente l’immagine ed il significato dei pupi siciliani: uno spettacolo che i palermitani conoscono bene. Ripetere l’esperienza del Sindaco grigio e senza autorevolezza cui affidare la città sarebbe il peggiore dei mali per Palermo.

Per un pupo che va, un pupo in arrivo. Il tam tam di palazzo ci dice che per Cammarata è già pronta la via di fuga prima della scadenza naturale del mandato e che le elezioni sono vicinissime.

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Palermo. Appunti di Leonardo D’Arrigo

Palermo è una città senza. Senza sindaco, con un consiglio comunale inadempiente con una classe dirigente inadeguata, dove la politica è stata bandita, i normali circuiti politici ed istituzionali interrotti.

La città ed il suo territorio sono amministrati senza regole: i vincoli preordinati agli espropri previsti dal PRG sono scaduti dal 2007, lo stesso vale per il Piano di programmazione urbanistica del settore commerciale e per le Zone a traffico limitato (ZTL) che fanno il via vai tra Università, Regione e Comune; attendiamo il Piano urbano del demanio marittimo (PUDM) che regola l’uso delle aree del fronte a mare e della costa, la revisione del Piano particolareggiato esecutivo del Centro storico (PPE), il Piano degli impianti pubblicitari.

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Nessun dubbio: la politica è viva!

Grande successo ieri all’Astoria Palace di Palermo. Una sala gremita di simpatizzanti, militanti, consiglieri del Mpa, semplici cittadini.

Alla presenza di Francesco Musotto e Raffaele Lombardo il dibattito è stato interessante e stimolante. Si è parlato di politica, naturalmente, e della volontà di restituire ad essa il primato che le spetta: essere strumento per la risoluzione dei problemi concreti dei cittadini.

La partecipazione e l’interesse dimostrato da quanti hanno partecipato ieri dovrà essere sprone e stimolo per tutti noi a proseguire lungo la strada che abbiamo intrapreso.

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La politica è viva, evviva la politica

Può sembrare una provocazione, e in parte lo è. In un momento storico in cui la politica sta dando forse il peggio di sé, in mezzo a scandali grandi e piccoli, corruzione, privilegi della casta, parlamentari che vanno agli arresti e senatori salvati per il rotto della cuffia, inneggiare alla politica e affermarne la vitalità assume un significato preciso e manda un segnale di rottura.

Del resto, l’uscita da quello che una parte della politica è diventata non può avvenire se non ritornando alla radice del termine e restituendo alla politica il primato che le spetta. Secondo il dizionario politica è la scienza e l’arte di governare lo Stato. E ancora: l’insieme delle attività di chi partecipa alla vita pubblica.

Scienza e arte, vita pubblica, governo. Questo dovrebbe tornare ad essere la politica. Oggi, spesso, si fa una eccessiva esaltazione della società civile, come se da questa, e da questa soltanto, potessero venire tutte le risposte a ogni problema. Ma non è così. O meglio, non può essere sufficiente.

L’impegno della società civile, che pure è determinante nel discorso pubblico, non si può sostituire in tutto e per tutto alla politica. Che è appunto arte e scienza. Non si può fare a meno di un ceto politico che traduca le istanze della società civile in atti concreti di legge, in amministrazione della cosa pubblica.

Per dar voce ad una politica che riesca a fare il proprio dovere, governare lo Stato – ma anche la Regione, gli enti locali, i comuni dal più grande al più piccolo – è necessario cercare e trovare un punto di equilibrio tra le esigenze che la società esprime e la mediazione che di tali richieste l’amministratore deve rintracciare e porre in essere.

Certo, il politico deve essere “al servizio” di chi lo ha eletto e non può accadere il contrario. Deve saper essere interprete delle richieste di un territorio e della popolazione che in quel territorio vive e lavora e deve essere però in grado di inserire quelle istanze in un più grande e complessivo contesto: l’interesse comune.

Con questa iniziativa che da Palermo prende le mosse, un gruppo di politici – giovani e meno giovani – lanciano una sfida una sfida: impegnarsi a riportare la politica al suo significato originario e affermare, ma soprattutto dimostrare con fatti concreti, che può ancora esserci una politica pulita e attenta alle esigenze della società.

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Vi aspettiamo!

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